Piantumare può salvare il pianeta?

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La decisione assunta dai Paesi del G20 di piantare collettivamente 1.000 miliardi di alberi entro il 2030 è lungimirante, ambiziosa e cela la presa d’atto dell’urgenza di combattere il degrado del suolo e creare nuove vasche di assorbimento del carbonio. Una decisione, a mio parere, non più procrastinabile ed essenziale per arginare le conseguenze gravi e irreversibili a livello ambientale dell’habitus vivendi occidentale. Le catastrofi naturali, i cambiamenti climatici, l’estinzione di specie animali sono campanelli d’allarme che si verificano con sempre maggior frequenza e che devono indurci a una riflessione politica, seria e responsabile. Innanzi a uno scenario siffatto, la politica deve prendere – e sta prendendo – tutte le misure necessarie per segnare un punto di svolta epocale nella società per la tutela dell’ambiente nell’interesse delle generazioni future.

Piantare 1.000 miliardi di alberi può salvare il pianeta?
La scelta di mettere a dimora 1.000 miliardi di alberi è stata accolta di buon grado da politica, cittadinanza ed esperti. Non può sottacersi, tuttavia, che taluni ravvedono criticità nell’attuazione di un tale piano di rimboschimento e, soprattutto, nell’efficacia della misura per ridurre gli effetti della crisi climatica in appena un decennio. Criticità legate, ad esempio, all’individuazione di aree di piantumazione e alle tempistiche necessarie per la formazione dei boschi. Nonostante le opinioni in senso contrario, mettere a dimora alberi è un obiettivo meritorio che è necessario perseguire con l’intento di catturare e immagazzinare la CO2 e, in tal modo, contenere l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°, limite consigliato dalla comunità scientifica per evitare i più gravi disastri imposti dalla crisi climatica.

Quanta CO2 assorbono gli alberi?
Grazie agli studi condotti (vd. A. CERNUSAK, LUCAS et alios, Robust Response of Terrestrial Plants to Rising, CO2, in Trends in Plant Science, 2019), è possibile misurare efficacemente il grado di assorbimento dell’anidride carbonica degli alberi. In linea generale, si ritiene che un arbusto di medie dimensioni in città sia in grado di assorbire tra i 10 e i 20 kg di anidride carbonica ogni anno, e tra i 20 e i 50 kg di CO2 se collocato in un bosco. Se ipotizziamo la presenza di un bosco con 10 milioni di alberi, ognuno capace di assorbire 20 kg di CO2 annuali, in totale potrebbero essere assorbite 200 mila tonnellate di CO2. Un vero e proprio polmone verde in grado di compensare le emissioni derivanti, ad esempio, dalla circolazione autostradale. Se, infatti, ipotizziamo una produzione media (ECCHELI, M., Emissioni CO2 auto, l’Italia in linea con la media comunitaria, poco più di 108 grammi per chilometro, in La Stampa, 20 ottobre 2021) di 110 grammi di CO2 per chilometro da parte di un’automobile e una percorrenza media di 10.000 chilometri l’anno, l’automobile immetterebbe nell’atmosfera 1100 kg di anidride carbonica in un solo anno. Pertanto, la presenza del bosco sarebbe in grado di compensare le emissioni di circa 200 automobili ogni anno.

Un’ipotesi di scuola che, però, ha risvolti più che attuali e realistici. Ognuno di noi potrebbe (e dovrebbe) sentirsi responsabile delle emissioni di anidride carbonica rilasciate nell’atmosfera e, di conseguenza, cambiare il proprio stile di vita nonché promuovere opere di messa a dimora degli alberi. Per farlo, sarebbe utile conoscere la quantità di CO2 prodotta da ognuno di noi. In questa direzione si muovono, ad esempio, i calcolatori di CO2, come quello sviluppato da Unicusano (https://www.ateneoverde.it/calcolo-co2/) che consente di valutare il risparmio di emissioni di anidride carbonica in base alle abitudini quotidiane come l’utilizzo di energia elettrica, gli spostamenti, l’alimentazione, l’acquisto di beni e servizi.

Piantare alberi: la scelta giusta
Mettere a dimora un grande numero di alberi è indubbiamente una scelta che coglie nel segno la quale, però, deve essere corroborata da un cambiamento concreto delle proprie abitudini di vita.

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