Le nostre iniziative contro il voto di scambio politico-mafioso

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L’operazione “Provinciale” che, lo scorso 9 aprile, ha condotto all’emissione di 33 misure cautelari tra Messina e provincia metterebbe in luce una piaga ancora attuale nella città dello Stretto: il voto di scambio politico-mafioso.

Tra i capi di accusa dell’ordinanza emessa dal GIP su richiesta della DDA di Messina, oltre a quelli di associazione di tipo mafioso e di estorsione, vi sarebbe infatti anche quello di scambio elettorale politico-mafioso.

Secondo quanto emerso dalle indagini, alle elezioni comunali del 10 giugno 2018 il boss Salvatore Sparacio avrebbe ricevuto 10mila euro da un politico locale, Natalino Summa, all’epoca in corsa con la lista “Antonio Saitta sindaco”. L’accusa della Procura si basa sul fatto che, in cambio dei soldi, Sparacio avrebbe dovuto trovare dei voti per Summa che aspirava a diventare consigliere comunale: l’accordo avrebbe portato al politico 350 voti, comunque non sufficienti a farlo eleggere.

Per tutti gli imputati coinvolti nell’operazione “Provinciale” inizierà adesso un giusto processo. Ripongo massima fiducia nell’operato della magistratura che farà luce su quanto accaduto delineando eventuali condanne o assoluzioni.

LA RICHIESTA DEI CONSIGLIERI COMUNALI M5S

I consiglieri comunali M5S di Messina hanno chiesto a gran voce che, nell’eventuale procedimento giudiziario relativo all’operazione “Provinciale”, il Comune si costituisca parte civile come previsto dall’articolo 2 del regolamento antimafia approvato il 21 novembre del 2017.

“La Città di Messina – si legge di fatti nel regolamento – considera prioritario il sostegno concreto alle vittime di estorsione e sente come un dovere il costituirsi come parte civile nei processi che riguardano il reato di associazione di tipo mafioso, di scambio elettorale politico-mafioso e dell’estorsione, nonché per i reati che hanno una diretta ingerenza con gli interessi della città”.

IL NOSTRO IMPEGNO A LIVELLO LOCALE E NAZIONALE

Come MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre chiesto assoluta legalità e trasparenza nei nostri candidati, verificando i loro certificati penali. Una delle nostre più grandi battaglie è stata quella di combattere “gli impresentabili” attraverso l’approvazione del codice di autoregolamentazione delle candidature che definisce i criteri di candidabilità dei soggetti interessati approvato in Commissione Antimafia.

Nella Legge denominata Spazzacorrotti abbiamo adottato misure per la trasparenza dei partiti e dei movimenti politici: le liste e i candidati sindaci sono obbligati ad annotare in apposito registro ogni contributo ricevuto con contestuale pubblicazione su sito internet; partiti, movimenti e liste che si presentano alle elezioni devono pubblicare online il CV ed il certificato penale dei rispettivi candidati; i contributi ai partiti devono essere trasparenti.

Con la riforma dell’articolo 416ter del Codice Penale concernente il reato di scambio elettorale politico-mafioso abbiamo inasprito le pene: sia per il politico che per il mafioso, la pena va adesso da 10 a 15 anni di carcere. Per tutti i condannati scatta poi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Questo è stato il nostro impegno fin da subito, un impegno che contribuisce a rendere il MoVimento 5 Stelle una forza politica unica nel panorama, non solo locale, ma nazionale.

La lotta alle mafie va combattuta tutti i giorni, in tutti i campi, a partire dalla stessa formazione perché, come diceva Gesualdo Bufalino, a sconfiggere la criminalità organizzata sarà un esercito di maestre elementari.

Proprio in questa direzione va la recente iniziativa M5S a mia prima firma per l’istituzione di borse studio per Master antimafia nelle Università del nord, del centro e del sud Italia. Noi andiamo avanti dando sostegno ai più deboli, senza arretrare nemmeno di un millimetro davanti alla prevaricazione e alla violenza.

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