D’Uva (M5S): «Il Movimento riparta dalle alleanze locali»

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Il pentastellato: supportare il Mezzogiorno è utile per l’Italia intera. Bene la fiscalità di vantaggio

Onorevole Francesco D’Uva (M5S), questore di Montecitorio, qual è il senso politico dell’appuntamento che il Movimento si è dato oggi a Matera?
«L’incontro in piazza non si terrà per ragioni di prudenza e prevenzione, ma con Luigi Di Maio ci saremo come segno concreto di ascolto e presenza sul territorio. Faremo il bilancio degli ultimi risultati ottenuti, anche a Matera con la bella vittoria di Domenico Bennardi. Taglio dei parlamentari passato con il 70% dei Sì al referendum e affermazione dei nostri candidati a sindaco nelle città dove ci siamo presentati in coalizione. La formula vincente a livello locale è questa, ora lo dicono anche le urne».

Alle Comunali materane vi siete presentati con una coalizione larga incassando, al ballottaggio, anche i voti dell’elettorato dem. Esiste un «modello Matera» da esportare?
«C’è chi lo chiama “Modello Pomigliano” e chi, come lei, “Modello Matera”. A prescindere dal nome, è uno schema che funziona. I nostri iscritti avevano dato il via libera lo scorso agosto, Di Maio ha “incarnato” questa decisione spendendosi al massimo sui territori. Il risultato è arrivato, Luigi e i nostri iscritti avevano ragione».

Non sempre, però, quello che è successo in Basilicata sarà replicabile ovunque. Il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: bisogna lavorare per rendere strutturale l’alleanza con il Pd anche nei territori?
«Si parte sempre dalle esigenze e dalle circostanze peculiari di ciascuna realtà territoriale. Ma il modello deve essere unitario e replicabile: alleanza con forze civiche e/o politiche che condividono i nostri temi, associata a progetti che riescano a incidere sul locale nella stessa misura in cui il MoVimento sta cambiando le cose sul piano nazionale. Spazzacorrotti, Reddito di Cittadinanza, Superbonus al 110% sono tutte idee diventate realtà: anche nelle città possiamo e dobbiamo realizzare i nostri programmi».

Alle Regionali pugliesi gli elettori non hanno premiato la scelta del M5S locale di non apparentarsi al centrosinistra. Crede che il grado di autonomia dei gruppi locali vada in qualche modo rivisto?
«Assolutamente no. In Puglia con Antonella Laricchia abbiamo in ogni caso ottenuto un risultato di tutto rispetto. Probabilmente le ultime regionali andavano preparate diversamente e per tempo. Ma abbiamo sostenuto con convinzione i nostri candidati e le nostre proposte. Adesso abbiamo dati oggettivi che avvalorano il modello delle coalizioni territoriali, dobbiamo farne tesoro. Ma sempre a partire dalla prospettiva dei gruppi locali. Bisogna ascoltare, dialogare e costruire progetti sani e competitivi. Adesso prepariamoci per le amministrative 2021».

La possibilità di una scissione dei «puristi», Lezzi e Di Battista su tutti, è concreta? La preoccupa?
«Io il termine scissione l’ho letto solo sui giornali. Qui si parla di alleanze territoriali che hanno dato i loro frutti. A Matera, come a Pomigliano, Giugliano in Campania, Ariano Irpino, Manduria, o a Termini Imerese, Caivano e Faenza (dove abbiamo vinto addirittura al primo turno). Le urne hanno confermato una decisione già votata dagli iscritti. Quindi niente di nuovo rispetto a una strada già intrapresa, che ora anzi si rafforza con risultati reali e sindaci in carne e ossa».

Capitolo leadership: difende la formula del capo politico, magari guardando a Di Maio, o preferirebbe una guida collegiale?
«Sono convinto che al MoVimento occorra una leadership forte, collegiale, che racchiuda le varie sensibilità. Penso a un insieme di personalità rappresentative che diano risposte, che facciano sintesi, che siano punto di riferimento. In questo percorso un passaggio importante è dato dalle assemblee regionali e provinciali in vista degli Stati Generali. Ho molto apprezzato la scelta organizzativa di Vito Crimi. Luigi Di Maio è un leader al di là del singolo incarico, darà il massimo per il MoVimento, sempre e a prescindere»

Ad alleanze, strategie e leadership bisognerà però affiancare un lavoro sui temi. Da quali idee forza, soprattutto per il Sud, ripartirete ?
«Riaprire il tavolo della riforma fiscale, affrontarla in modo incisivo fin dalla prossima legge di Bilancio. Programmare l’impiego del Recovery Fund fino all’ultimo centesimo, e utilizzare queste somme per continuare a garantire la fiscalità di vantaggio alle imprese. A proposito, dal 1° ottobre le aziende del Sud godono di un taglio del 30% sul costo dei contributi per i propri dipendenti. Supportare il Mezzogiorno significa dare nuove possibilità al Paese intero».

Il tanti sostengono che il Mes darebbe ossigeno proprio alla sanità meridionale. Siete sempre contrari?
«Questo governo è tornato a investire nella Sanità dopo anni e anni di tagli. Adesso dobbiamo concentrarci sul Recovery Fund, la nostra posizione sul Mes non cambia».

Dopo la divulgazione della motivazione, diventa operativa la sentenza che restituisce i vitalizi agli ex senatori, annullando il taglio. Un passo indietro?
«Chiariamo subito una cosa. La situazione del Senato e quella della Camera sono distinte e separate. Chi vuole creare equivoci per portare acqua al mulino dei privilegi tende a mettere assieme le cose per ingenerare confusione. Al Senato hanno ripristinato i vitalizi di notte e senza che il MoVimento 5 Stelle potesse partecipare alla decisione. Ma è un provvedimento ancora appellabile, noi continueremo a difendere il taglio. Alla Camera invece la delibera rimane ferma, il relativo risparmio resta a bilancio».

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