Cambiamo il MoVimento, ma il Paese non può aspettare

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Ho creduto nel MoVimento 5 Stelle da quando è nato. Per questa causa mi sono preso grandi responsabilità, soddisfazioni, delusioni e rivincite. Sempre con la voglia di combattere per un Paese più equo e moderno, per una politica dal volto più umano.

È da giorni ormai che si parla di una ‘guerra all’interno del MoVimento’. Chi ci dipinge come una forza politica allo sbando ha addirittura cercato di far passare in secondo piano la schiacciante vittoria del SÌ al referendum sul taglio dei parlamentari. Una conquista storica, che abbiamo perseguito fino in fondo insieme al 70% dei cittadini. E alla fine ce l’abbiamo fatta.

Un minuto dopo l’affermazione del SÌ, però, sono state alimentate soltanto notizie su polemiche e tensioni nel MoVimento. Ma anche sui risultati delle regionali, che – diciamocelo chiaramente – di sicuro non sono stati una sorpresa.

È vero, c’è un problema. C’è un momento critico e di transizione che adesso probabilmente è arrivato al suo culmine. Ma le cause non sono ignote: il MoVimento è uno strumento nelle mani dei cittadini, e fino ad oggi lo abbiamo utilizzato per arrivare in Parlamento e al governo e fare finalmente quello che gli italiani chiedevano con forza da troppo tempo. Dall’altra parte invece non ci siamo ancora dati un’organizzazione competitiva a livello locale.

Di risultati a Roma, però, ne abbiamo ottenuti: Decreto Dignità, Spazzacorrotti, Reddito di Cittadinanza, taglio dei vitalizi e dei parlamentari, Quota100, Codice Rosso. Solo per citarne alcuni. Poi abbiamo gestito la pandemia in modo esemplare, tanto che anche in queste ore, da più parti nel mondo c’è chi si congratula con noi. Abbiamo finanziato la Scuola dopo anni e anni di tagli, così come è successo per la Sanità. Abbiamo ottenuto il Recovery Fund e lo sfrutteremo con un piano che servirà a rinnovare integralmente il Paese, ad esempio riducendo le distanze tra Nord e Sud e favorendo una sempre maggiore occupazione.

Sono queste le urgenze dell’Italia e degli italiani, non possiamo farle passare in secondo piano. Al contrario, dobbiamo pensare soprattutto a queste, e nel frattempo preparare il nuovo corso del MoVimento. Certo, nemmeno quest’ultimo può più aspettare, anzi è funzionale al buon governo dei prossimi anni. Per questo motivo alcuni di noi portavoce e attivisti se ne occuperanno in prima linea nell’interesse di tutti gli altri.

Quindi massima fiducia nell’impostazione che sta dando Vito Crimi alla riorganizzazione, sono sicuro che si registrerà la massima partecipazione e il più alto livello di coinvolgimento territoriale. A questo proposito, voglio chiudere facendo i complimenti a Luigi Di Maio per come sta valorizzando i Comuni. È presente sul campo e sta portando avanti un’idea che anche io condivido: da qui in poi occorre coalizzarci per le elezioni locali, con forze sia civiche che politiche e sempre a partire dalle esigenze dei territori. Sarà così che, avendo più forza e governando anche a livello locale, potremo portare altri risultati nelle nostre realtà territoriali.

Andiamo avanti. C’è chi predica la fine del MoVimento perché ha paura del cambiamento che stiamo portando nel Paese, ma di strada da fare ne abbiamo ancora tanta. Se stiamo compatti supereremo ogni difficoltà e troveremo tutte le soluzioni. Coraggio!

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