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L’Aquila e Mafia, stop infiltrazioni nelle ricostruzioni!
Un edificio ancora in fase di ricostruzione.

L’Aquila e Mafia, stop infiltrazioni nelle ricostruzioni!

Un edificio ancora in fase di ricostruzione.

Un edificio ancora in fase di ricostruzione.

Ieri, con la Commissione Antimafia, siamo stati all’Aquila per approfondire la situazione dei lavori post terremoto e, in particolare, fare il punto sulle attività di prevenzione e repressione da mettere in atto per debellare definitivamente il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle costruzioni sia pubbliche che private.

E’ recentissima, infatti, l’inchiesta condotta dalla magistratura sul fortissimo connubio tra criminalità, clan dei #Casalesi e ricostruzione dell’Aquila. Lunghe indagini che hanno permesso di appurare come gli operai di dieci società (legate al clan dei Casalesi ed alla figura, in primis, di Alfonso Di Tella) impiegati nella costruzione di nuove case, in realtà, pagassero il pizzo sottraendolo dal loro stesso stipendio. Lo scorso 25 giugno l’inchiesta sfociò in 7 arresti per estorsione, aggravati dalla modalità camorristica. Ma oggi tocca a noi agire, e recarci ieri all’Aquila per “toccare con mano” è stato illuminante.

Siamo stati in Prefettura, abbiamo audito il rappresentante del Governo Alecci, i vertici delle Forze dell’Ordine, il Capo Centro della DIA di Napoli e il coordinatore del Gruppo Interforze centrale Emergenza Ricostruzione. Abbiamo avuto modo di audire anche Fausto Cardella, procuratore distrettuale antimafia, Diana De Martino, sostituto procuratore, ed il Vice Sindaco dell’Aquila.

Nel pomeriggio c’è stato un sopralluogo della città, del centro storico e di tutte le viuzze limitrofe. E’ stato amaro constatare che, dal 2009, questa città sembra esser ormai divenuta una città vuota. Il centro sfollato, la sera nessun movimento, i cittadini hanno ormai abbandonato questi luoghi per trasferirsi in zone decentrate. La ricostruzione è lenta, troppo lenta. Dopo le 18 L’Aquila diventa una città fantasma. Di edifici nuovi se ne vedono soltanto attorno alle zone centrali, alcuni fatti bene, altri fatti meno bene, la maggior parte finiti nel fascicolo della Procura e nel mirino delle inchieste.

A fine serata, le considerazioni erano tante. Innanzitutto è necessario cambiare la normativa per la costruzione di edifici privati, estirpando fin dalle radici la possibilità di infiltrazioni criminali e mafiose. In secondo luogo, è fondamentale che vi sia una Banca Dati Unica in cui confluiscano tutte le informazioni inerenti la certificazione antimafia. La mancanza di un “organo centrale” di smistamento di tali informazioni, infatti, causa ritardi e intoppi non indifferenti. Infine dobbiamo continuare a portare avanti il concetto che tutti, ognuno nel suo piccolo, dal politico al magistrato, dal sacerdote al semplice cittadino, abbiamo i mezzi per combattere la mafia, e dobbiamo farlo, a tutti i costi.

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